Biblioteca Storica

Non amo che le rose che non colsi: Guido Gozzano in biblioteca

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Approssimandosi il centenario della morte di Guido Gozzano può essere interessante mettersi sulle sue tracce in Biblioteca. Qui si possono consultare alcune rare edizioni delle sue opere, come l’edizione originale de La via del rifugio (Torino, Streglio 1907), o quella pregevole de I colloqui curata da Franco Antonicelli per i tipi di Tallone nel 1970.

Ci sono anche Le poesie uscite nel 1964 da Garzanti con il bel saggio introduttivo di Eugenio Montale, che com’è noto assai apprezzava il poeta piemontese per la vena geniale manifestata nel “far cozzare l’aulico col prosastico facendo scintille”. Certo del “ciarpame /reietto, così caro alla mia Musa” (La signorina Felicita) Montale si sarà ricordato immaginando la propria Musa come un abito dismesso, che “ha ancora una manica/ e con quella dirige un suo quartetto/ di cannucce”. Muse entrambe senza dubbio figlie di quelle malate e venali di Baudelaire, con “i piedi violacei”.

In questa edizione garzantiana, come in quella completa delle Opere (a cura di Calcaterra/ De Marchi, sempre Garzanti 1949) e in quella classica successiva di Einaudi a cura di Edoardo Sanguineti (1972), sono presenti le poco note Epistole entomologiche, poemetti sulla vita delle farfalle che oscillano fra la poesia didascalica settecentesca e i brividi metafisici di un Maeterlinck.
Segnaliamo anche una curiosità, le Sessanta xilografie per Guido Gozzano di Augusto Valenti, presentate da Ernesto Caballo in un volume edito a Torino nel 1970.