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Cittàmetropolitana di Torino

Il futuro delle Città metropolitane

Un Ente come la Città metropolitana di Torino che eroga servizi di area vasta a più di 2,2 milioni di cittadini e 312 Comuni può e vuole interpretare al meglio il ruolo di propulsore allo sviluppo che analoghe realtà territoriali già svolgono in Europa: l'Associazione nazionale dei Comuni italiani è una delle sedi dove esaminare le criticità della cosiddetta legge Delrio e trovare una sintesi condivisa.

La sindaca metropolitana di Torino Chiara Appendino nei giorni scorsi a Roma ha partecipato al coordinamento dei sindaci metropolitani e, lunedì 18 febbraio a Torino, all'assemblea regionale di Anci Piemonte per sottolineare i punti forti del suo pensiero a partire dalla certezza di finanziamenti, funzioni delegate, fondamento della rappresentatività nel voto dei cittadini, istituzione di una conferenza permanente Stato-Città metropolitane.

L'assemblea regionale Anci Piemonte si è svolta nella nuova sede di Palazzo Cisterna; la sede aulica della Città metropolitana da alcune settimane è anche la sede dell'articolazione regionale dell'associazione che riunisce i Comuni italiani.


L'intervento a Roma della Sindaca metropolitana Chiara Appendino

Martedì 12 si è svolto a Roma il coordinamento dei Sindaci metropolitani promosso da ANCI nel corso del quale si è trattato il tema della revisione organica dell'ordinamento delle Città metropolitane. E' infatti sentita fortemente la necessità di avviare una riforma della vigente disciplina degli enti di area vasta e delle Città metropolitane in particolare per segnare un momento di discontinuità rispetto ai diversi limiti imposti dalla legge n. 56 del 2014, la cosiddetta riforma Delrio. In quella sede, anche a seguito di incontri politici e tecnici, è stato possibile far emergere le maggiori criticità, condividendo le proposte di soluzione e le linee direttive di una riforma auspicata in modo unanime. In primo luogo deve essere affrontato il tema delle risorse finanziarie; solo con un sistema di finanziamento adeguato le Città metropolitane potranno essere in grado di realizzare quegli interventi incisivi per la competitività e lo sviluppo del territorio. E' fondamentale ribadire il principio secondo il quale le funzioni assegnate, per poter essere esercitate, devono essere coperte da risorse adeguate e certe. Altro tema riguarda l'identità della Città metropolitana come istituzione il cui governo è incentrato sui Comuni del suo territorio che ne costituisco l'elemento fondativo, avendo il legislatore correttamente assegnato la titolarità fondamentale della pianificazione strategica considerata come documento di governo e programmazione dello sviluppo degli ambiti locali. Deve poi essere ulteriormente precisato l'elenco delle funzioni fondamentali attribuite alle Città metropolitane soprattutto in quelle materie che appaiono oggi troppo generiche; in tale ambito deve essere promossa l'esclusiva competenza delle Città metropolitane nella gestione strategica dei servizi di rete in un'ottica di massima semplificazione ed eliminazione di duplicazioni; vanno quindi eliminati quei soggetti ed organismi che svolgono competenze nelle materie rientranti nelle funzioni fondamentali che – diversamente – rischiano di generare sovrapposizioni di competenze, duplicazioni di costi ed inefficienze gestionali. Sempre in questa direzione occorre rafforzare il principio di delega delle funzioni da parte delle Regioni valorizzando la connessione con gli strumenti di programmazione territoriale a livello comunale. Le funzioni delegate devono essere concordate con le Regioni e soprattutto sostenute con risorse umane e finanziare adeguate e stabili nel tempo, preventivamente concertate e condivise nelle sedi istituzionali previste. La Città metropolitana ha quindi una vocazione forte di coordinamento, programmazione e gestione di servizi di area vasta; il maggior limite nell'esercizio di questo ruolo è costituito dall'assetto istituzionale disegnato dalla cosiddetta Legge Delrio, che ha generato risultati diversi su territori metropolitani molto disomogenei tra loro per collocazione, conformità territoriale, condizioni economiche ed assetti politici. Per quello che riguarda l'esperienza del territorio piemontese e di sindaca metropolitana -come ho affermato anche in altre sedi - il fondamento della rappresentatività non può che essere individuato nel voto dei cittadini che devono tornare a poter scegliere chi li rappresenta. Questo è un tema di dibattito aperto anche in ambito di riforma degli altri enti di area vasta (Province) che riteniamo debba essere affrontato in modo omogeneo per evitare disparità e paradossi tra due enti certamente non sovrapponibili ma con forti analogie in termini di ruolo di governance del territorio e servizi gestiti. Sempre in merito agli organi di governo è sentita comunemente da parte di tutti i sindaci metropolitani la necessità di dotare questi enti di una vera e propria Giunta (con assessori scelti anche al di fuori dei consiglieri metropolitani) che collabori collegialmente con il Sindaco nel governo dell'ente. Va poi nuovamente estesa la disciplina prevista dal Testo unico per gli amministratori locali in termini di doveri e condizione giuridica, permessi e licenze , nonché mediante la previsione di un'indennità di funzione per i componenti della Giunta perché non è ragionevole chiedere di amministrare gratuitamente (assumendo le relative responsabilità) un ente che nel nostro caso eroga servizi a più di 2,2 milioni di abitanti. L'ultimo tema riguarda i rapporti con lo Stato con il quale è imprescindibile la condivisione di modalità di collaborazione e raccordo, per le quali da tempo stiamo sostenendo l'istituzione di una conferenza permanente Stato-Città Metropolitane quale sede istituzionale paritetica di concertazione degli obiettivi di comune interesse.

Chiara Appendino, sindaca della Città metropolitana di Torino

 

(18 febbraio 2019)