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Cittàmetropolitana di Torino

Museo il Torchio

L'aratro tirato dai buoi e i primi trattori che alleviarono la fatica nei campi, la stufa della nonna che scaldava la casa e i cibi e il forno in cui un'intera borgata cuoceva il pane, il catino in cui nelle fredde mattine d'inverno ci si lavava il volto e le foto dei momenti di festa rurale, i ferri per muli e cavalli e gli strumenti per produrli e per fissarli, le pompe a tracolla per spruzzare il verderame e le ruote dei carri: c'è tutto questo e molto altro tra gli oltre 800 pezzi esposti nel museo "Il Torchio" che l'azienda agricola "Il Palaset" ha voluto realizzare e sta facendo crescere a Bricherasio in una cascina tipica della pianura pinerolese. Chi ama conoscere da vicino la civiltà e la cultura materiale degli ultimi tre secoli in Piemonte non può mancare una visita alla collezione, che ha ottenuto il patrocinio della Città metropolitana e che ha l'ambizione di diventare un punto di attrazione per il turismo rurale e un importante polo didattico per una scuola che si apre al territorio.

Nei locali, nei porticati e nel cortile di una cascina che ha una storia secolare si possono ammirare le testimonianze materiali e morali che la civiltà contadina ha lasciato, con la sua sapienza e la sua capacità di trasformare con l'ingegno materiali poveri come il legno, il ferro e il cuoio in preziosi strumenti che agevolavano il lavoro dei campi e la vita domestica.
Luca e Claudio Bonansea lavorano per fare della loro azienda, associata alla Coldiretti, e del museo che la ospita un polo culturale imprescindibile per chi nei prossimi anni percorrerà il territorio pinerolese.
Passeggiare in quell'aia, ammirare il forno e gli strumenti usati per coltivare e irrigare i campi, scaldarsi, lavarsi, pulire la casa, vestirsi, mantenere sempre in ordine il guardaroba significa entrare in una sorta di macchina del tempo, che ci riporta a quelle radici contadine che la maggior parte degli italiani ha dimenticato o addirittura si vergogna di avere.
"Il Torchio" racconta l'Italia rurale tradizionale, ma anche un Paese che, nel secondo dopoguerra, si affranca dalla miseria e dalla fatica, certamente grazie alla tecnologia meccanica, ma anche grazie alla lungimiranza di contadini e allevatori che imparano a difendere e assicurare le proprie coltivazioni e i propri armenti, a collaborare nell'ambito delle organizzazioni di categoria per combattere i parassiti e le patologie che colpiscono le culture vegetali e gli animali domestici e per migliorare razze animali e le varietà vegetali coltivate.

L'Italia moderna e urbanizzata di oggi sarebbe impensabile senza le basi materiali, morali, sociali ed economiche costruite dalle generazioni che ci hanno preceduto e che insegnano ancora molto a chi le sa ascoltare.

 

(24 settembre 2020)