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Cittàmetropolitana di Torino

Novalesa

Nel rispetto delle indicazioni sull'emergenza coronavirus, la comunità di Novalesa rinuncia quest'anno alla storica processione in onore di Sant'Eldrado, le cui spoglie sono custodite all'interno di una preziosa urna in argento sbalzato e dorato che una volta all'anno torna dalla parrocchia del paese alla cappella dedicata e situata nel recinto dell'abbazia.

La processione avrebbe dovuto tenersi domenica 15 marzo; venerdi 13 invece i monaci del'Abbazia terranno la liturgia a porte chiuse: la recita delle Lodi, la Messa edi Vespri nella chiesa abbaziale e nella cappella dedicata al santo saranno riservate alla sola comunità monastica novalicense guidata da qualche mese dal nuovo priore, padre Marco Mancini che ha diretto fino alla sua elezione la Biblioteca statale del monumento nazionale di Santa Scolastica di Subiaco e che è impegnato ora per valorizzare l'Abbazia, di proprietà fin dal 1972 della Città metropolitana di Torino.


1294 anni di storia

Posta al centro della Valle Cenischia, l'Abbazia di Novalesa è circondata da uno straordinario anfiteatro naturale, ai piedi del Monte Rocciamelone. Fu fondata nel 726 da Abbone, signore franco di Susa e Maurienne, che ne volle fare un presidio e controllo del valico del Moncenisio, affidandola ai monaci benedettini. Dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea, l'Abbazia figurava tra le più importanti d'Europa nell'XI secolo, quando furono realizzati gli affreschi della cappella di Sant'Eldrado, che ancora oggi stupiscono e affascinano per la luminosità e la conservazione cromatica. Nella chiesa, costruita nel XVIII secolo sulle fondamenta di un preesistente edificio di culto di epoca tardo-romana, sono ancora visibili degli affreschi risalenti a più di mille anni fa, come la "lapidazione di Santo Stefano". Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità. Nei pressi del monastero, quattro cappelle sono dedicate a Santa Maria, al Santissimo Salvatore, a San Michele, (la più famosa) a Sant'Eldrado e San Nicola. Nei primi anni successivi alla fondazione l'abbazia ottenne dai sovrani franchiPipino il Breve e Carlo Magno numerosi privilegi, tra cui quello della libera elezione dell'abate e del pieno possesso dei beni di fronte ad ogni autorità laica ed ecclesiastica. In quel tempo il monastero estendeva i suoi domini anche nel Basso Piemonte, fino all'entroterra ligure di Ponente. Distrutto dai Saraceni nel 906, il monastero fu ricostruito nella prima metà dell'XI secolo su iniziativa di Gezone, abate di Breme. Con i villaggi della Val Cenischia (Ferrera, Venaus e Novalesa) l'abbazia costituì per alcuni secoli una circoscrizione ecclesiastica autonoma. Nel 1646 ai benedettini si sostituirono i Cistercensi, che rimasero a Novalesa fino al 1798, quando furono espulsi dal Governo provvisorio piemontese. Il monastero fu successivamente affidato ai monaci trappisti. Fu requisito dallo Stato nel 1855, quando fu approvata la Legge sui Conventi. La storia più recente è quella dell'acquisto da parte dell'allora Provincia e del recupero di un patrimonio di arte, storia, cultura e spiritualità.


Le visite guidate

Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità. All'interno del recinto murario si possono ammirare quattro cappelle. Quella dedicata a Sant'Eldrado conserva i suggestivi affreschi di età romanica dedicati alla vita del santo. L'obiettivo degli interventi in anni recenti è stato quello di localizzare all'interno del complesso funzioni diverse: dalla residenza dei monaci alle attività legate al libro, dall'ospitalità dei visitatori alla realizzazione di spazi museali. Novalesa è il luogo ideale per ritemprare corpo e spirito, per dedicare un po' di tempo alla meditazione e alla riflessione, alternando momenti di relax a momenti turistici e culturali. Il tutto è reso possibile dalla cortese accoglienza dei monaci Benedettini, i quali perseguono tuttora nella loro vita quotidiana il motto "Ora et labora".
La chiesa e le cappelle di San Salvatore e Sant'Eldrado si possono ammirare durante visite guidate su prenotazione: attualmente però le visite sono sospese per l'emergenza coronavirus e riprenderanno appena possibile.

 

(10 marzo 2020)